Il cielo è di tutti

di: Patrizia Caraveo

Professoressa, nel 2009 è stata insignita del Premio Nazionale Presidente della Repubblica. Nel 2014 Women in Aerospace Europe le ha conferito l’Outstanding Achievement Award e Thomson Reuters l’ha inserita nella lista degli Highly Cited Researchers, oltre a ricevere il titolo di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. 

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Mentre combattiamo per non farci travolgere dalla preoccupazione, cambiamo prospettiva e seguiamo il consiglio di Stephen Hawking che diceva “Remember to look up at the stars and not down at your feet. Try to make sense of what you see and wonder about what makes the universe exist” (ricordati di guardare in alto verso le stelle e non in basso, verso i tuoi piedi. Cerca di capire quello che vedi e interrogati sull’Universo). La grande bellezza celeste è lì ad aspettarci.

Basta alzare gli occhi e il cielo è a vostra disposizione senza bisogno di prenotazione né di biglietto. Vi siete mai chiesti come mai cosmologia e cosmetica abbiano la stessa radice? Cosmo significa bellezza, ma per poterne fruire occorre un ingrediente essenziale: il buio. Apparentemente disponibile in quantità illimitata in tutto l’Universo, il buio è invece merce rara nella nostra illuminata civiltà. Per vincere l’oscurità ci dotiamo di un’illuminazione eccessiva e disordinata dimenticando che, per essere utile, la luce deve essere rivolta verso  il basso, dove noi viviamo, e non verso l’alto, dove splendono le stelle. Si chiama inquinamento luminoso ed è, al tempo stesso, uno spreco economico e un danno culturale perché, illuminando male la notte, spegniamo le stelle e perdiamo uno degli spettacoli più emozionanti che la natura ci offre. 
Non parliamo solo delle grandi città, l’inquinamento luminoso è subdolamente presente anche in luoghi appartati perché la luce dei centri urbani viene diffusa delle particelle presenti nell’atmosfera e forma dei vasti aloni. 
Ciascuno di noi, guardando il cielo ha una percezione soggettiva di quanto buio sia il luogo dove si trova, ma, per avere una visione globale, bisogna andare nello spazio e fotografare la Terra di notte. In condizioni naturali, l’emisfero non illuminato dal Sole dovrebbe essere perfettamente buio, con i più ricchi illuminano (e sprecano) molto di più degli altri e, man mano che le nazioni aumentano i loro standard di vita, aumentano le loro emissioni luminose. I satelliti misurano la luce dispersa (e sprecata) verso l’alto e i loro dati, corroborati da misure fatte al suolo, possono essere utilizzati per costruire mappe mondiali dell’inquinamento solo quando serve, del colore giusto e non eccessiva, possiamo vedere dove mettiamo i piedi ed ammirare le stelle. Offrire un bel cielo è un valore aggiunto per le località turistiche che possono così sperare di attrarre visitatori alla ricerca dall’alto, dalle megacostellazioni di satelliti che vogliono coprire la terra come una ragnatela per fornire il segnale internet veloce a tutte la parti del mondo che non ricevono questo servizio e sono disposte a pagare l’eccezione degli incendi causati dai fulmini nelle foreste e delle aurore boreali. Invece, i dati dei satelliti metereologici (fatti funzionare eccezionalmente durante la notte) ci mostrano che la Terra di notte brilla delle luce delle sue città, delle strade, dei parcheggi, dei cartelloni pubblicitari, oltre che degli incendi (in gran parte non naturali) delle foreste e di quelli che bruciano il gas liberato dall’estrazione del petrolio.
La perdita delle stelle non deve preoccupare solo gli appassionati e gli astronomi professionisti. Perdere le stelle è un danno per ciascuno di noi perché il cielo ha una grande valenza culturale. La buona notizia è che il danno non è irreversibile. Scegliendo bene l’illuminazione, che deve essere direzionale, cioè solo verso il basso, intelligente, cioè accesa del buio. Per questo stanno nascendo i parchi astronomici. Sono delle realtà che testimoniano un rinnovato interesse per il cielo e una nuova coscienza del rispetto della notte che è un ingrediente necessario per la salute delle piante e di tutte le specie animali, tanto quelle diurne che quelle notturne. Una illuminazione eccessiva, e dai colori sbagliati, fa male alla salute, oltre che al buio della notte.
La nuova sfida viene per ottenerlo. Un’idea visionaria, forse meritoria, certo con prospettive di guadagno molto allettanti. Elon Musk ha fatto da apripista ma Jeff Bezos lo segue a ruota insieme ad altri imprenditori che si vogliono affermare nel nuovo panorama della Space Economy. Gli astronomi, all’inizio, non si erano preoccupati: le orbite terrestri ospitano circa novemila oggetti
tra satelliti attivi e non funzionanti e, tranne poche eccezioni, la luce del Sole che riflettono, quando sono ancora illuminati mentre al suolo è già venuto buio, non
dà troppo fastidio. Ma la tranquilla convivenza tra astronomia e satelliti è finita la sera del 24 maggio del 2019 quando un cacciatore di satelliti olandese immortala il passaggio di uno spettacolare trenino luminoso.

Il cielo è parte della nostra cultura e appartiene a tutti noi. Proprio come recita il titolo del mio libro dove ho cercato di sensibilizzare il Elon Musk ha avuto l’autorizzazione a mettere in orbita 12.000 satelliti. Un numero enorme che raddoppia la popolazione totale dei satelliti già in orbita (operativi e non). Da gennaio 2020 i lanci si susseguono al ritmo frenetico di circa 2 al mese. Ogni lancio mette in orbita 60 satelliti che vengono rilasciati uno dopo l’altro e aprono il loro grande pannello solare che quando sulla terra il sole è già tramontato viene ancora illuminato e appare come una luminosa luce nel cielo. Certamente i progettisti non hanno fatto nulla per limitare la riflettività dei satelliti che risultano molto più luminosi di tutti i satelliti già in orbita. 
E la situazione può solo peggiorare. Fa impressione pensare che nessun posto sia al sicuro dalle intrusione dei trenini luminosi che sono stati fotografati persino dalla Stazione Spaziale Internazionale (foto 9). Per fortuna, Space X ha capito il problema e si è pubblico di tutte le età al problema della salvaguardia del cielo.

Il cielo è di tutti, tutti lo devono poter ammirare ma tutti devono contribuire a difenderlo. La grande bellezza celeste è fragile e, purtroppo, è insidiata da molti pericoli. A noi il compito di amarla e di difenderla.

Patrizia Caraveo. Laureata in Fisica all’Università di Milano nel 1977. Dal 2002 direttore di ricerca. Dal 2011 al 2017 è stata direttore dell’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Milano (IASF). Ha collaborato a diverse missioni spaziali internazionali dedicandosi all’astrofisica delle alte energie a partire dalla missione  europea Cos-B. Collabora alla missione AGILE dell’ASI, alla missione INTEGRAL dell’Agenzia Spaziale Europea e alle missioni della NASA Swift e Fermi. È responsabile per la partecipazione INAF al progetto Array Telescopio Cherenkov.


IL CIELO E’ DI TUTTI di Patrizia Caraveo, Ed. Dedalo.
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